
E' passato un anno...
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E' passato un anno.
Una vita intera ad aspettare quel giorno, ed a parte le cicatrici nel mio cuore, ora non esiste più quella me. Penso spesso all'assurdità di questo viaggio, al "panta rei", ogni attimo è vita, e poi è già passato. Un'infinità di istanti che ti portano a qualcosa, e quando quel qualcosa arriva, quegli attimi son svaniti tutti. Ogni momento della mia vita si divide in funzione di quello che c'è stato prima, o ci sarà dopo. E' una rincorsa continua alla prossima cima, ed allo stesso tempo il tentativo di rivivere un ricordo.
Ma il 26 ottobre 2006 non è semplicemente una cima, La cima, quella più lontana che abbia mai raggiunto. Quel giorno è la possibilità di trovare me stessa in una terra lontana, la mia terra.
Ed allora non posso far altro che tornare là. Il viaggio è iniziato da più di 10 giorni. C'è già stato San Francisco, la mia valigia, la Valle della Morte, l'incidente, Las Vegas ed i suoi colori, ci sono già stati molti Parchi, terra e roccia, ma questo è un giorno particolare. Siamo per entrare nella riserva navajo.
"Giovedì 30/08/2007
ore 11.30 circa. Sono in macchina. Sento le loro voci, i loro giochi, ma oggi ho bisogno di scrivere, più del solito. Siamo partiti da Mesa Verde di buon ora, direzione Canyon de Chelley, fulcro della riserva navajo. Lungo la strada il cartello che aspetto da giorni e giorni. "Qui inizia la riserva". Ed il mio Spirito si Eleva. Poche centinaia di metri e ci fermiamo al monumento per l'incrocio dei 4 Stati. Scendiamo dalle macchine, e davanti a me quello che cerco. Un'infinità di bancarelle con pietri e disegni che sono miei, ma soprattutto visi che riconosco. Visi di bambini che giocano, visi di adulti che sanno, visi di anziani che ricordano. Gli occhi del vecchietto da cui mi fermo in cerca di simboli e pensieri, sono occhi di un mondo che non esiste più. Sono occhi stanchi, ma allo stesso tempo sereni. Sono occhi che mi sento onorata di guardare.
Ed il viaggio prosegue, tra monti rosso fuoco, rosso sangue, rosso passione, e praterie verde speranza
Ora di pranzo. Siamo a Chanlie, paesino all'ingresso del Canyon. Finalmente le tracce di quel mondo scomparso, i discendenti del popolo che mi accompagna da sempre. Mentre gli altri mangiano al Burger King, io mi avventuro da sola nel market locale. Ed è tutto un tripudio di visi cercati, colori, ed occhi che riconosco. Uomini e donne con bambini dagli occhi enormi dentro i carrelli, ed una signora meravigliosa con cui mi metto a parlare alla cassa. MI fa i complimenti per la scelta del pane enorme che ho comprato, mi chiede da dove vengo, e si stupisce della strada che ho fatto. E poi mi dà il benvenuto nella sua terra. Non sa che sono tornata a casa.
Pomeriggio. Il Canyon è davanti a noi. Decidiamo di pagare il tour con la guida navajo e la mega gippona. Io ho l'onore di salire dietro, come nei migliori film d'avventura. Il sole sul viso, il vento che mi fa oscillare le trecce, ed un sorriso, immenso, d'attesa. E via, si parte. Motore scattante, ruote motrici e ci tuffiamo nella gola profonda del Canyon. Sotto di me la terra rossa, mobile, di fianco piccoli boschetti di aberi verdi, dove abitano i 200 navajo che sono rimasti nel Canyon ( e tra le fronde riesco a scorgere tende, e vita) e sopra di noi le rocce, friabili ed allo stesso tempo eterne, immense. Incontriamo anche una signora a piedi con una cagnolino che torna a "casa", ed una mamma che porta i suoi bimbi in jeep. E' meraviglioso a pensarci il contrasto tra lo stile di vita legato alle radici, alla terra, alla solitudine, alla spiritualità della natura, ed alcuni accessori di vita "moderna". Anche Timothy, la nostra guida, ci dice che i suoi nonni vivono ancora nel Canyon, mentre lui vive su, in uno dei piccoli agglomerati. Chissà se questo popolo così schivo (ed io non posso far altro che rispettare ed onorare la loro riservatezza) e così orgoglioso, sarà in grado di sopravvivere a se stesso, di sopravvivere nella sua unicità, senza lasciarsi corrompere del tutto dal mondo esterno. A distruggerli non è stato l'uomo bianco, ma la loro purezza, e debolezza.
Continuamo il viaggio sulla jeep tra il fango e la maestosità, e ci fermiamo davanti alle rovine degli Indiani Anasazi, sommerse, come al solito, nel vuoto. E davanti a noi, sparsi nel nulla, tre banchetti di Navajo, che con orgoglio e fierezza vendono dei loro cimeli. Ore ed ore ad aspettare in questo spazio infinito, che è la loro casa, che qualche turista venga a fare il giro del Canyon. Noi lo considereremmo una perdità di tempo, ma a cosa serve il tempo se non lo si vive poi in pace e serenità? Loro qui vivono nel loro mondo, aspettano, non chiedono. Semplicemente non vogliono altro. Non hanno bisogno di altro. Se volessero potrebbero creare un impero con il turismo, offrendo cucina ed eventi tradizionali, ma nulla che viene dalla terra deve essere venduto, ed ancora di più non venderanno mai loro stessi. Non venderanno mai le loro radici, il loro Spirito. Ed io sono fiera di essere qui, ad onorarli da lontano. Sono felice di sentire questa terra sotto i piedi, sono felice di sfiorare i loro occhi e le loro vite, e sono felice soprattutto di non profanare la loro casa, la loro quotidianeità.
Torniamo sulla Jeep, e sfrecciamo tra le gole. Il vento continua a far volare le mie trecce, il sole mi brucia le spalle, ed il viso, i miei occhi continuano a cercare, e respiare, ed io non ricordo di essere mai stata così felice. E la cosa assurda è che magari non vedrò più Stefano, Claudio o Eva (il mio Claudio spero ben di sì xD) ma non potrò mai scordarli. 30 Agosto 2007. Dopo anni di attesa, lacrime e speranze, io SONO, e ci sono davvero, nella riserva Navajo. Sono a casa. La vedrò ancora nei prossimi giorni, e ci tornerò, perchè ora che è realta, non potrò fare a meno di riviverla, ma non sarà mai più la prima volta. E loro sono con me. E non posso fare a meno di pensare anche a chi non è qui con me. So che stanno vivendo quell'età che non mi appartiene, ma tornata a casa sarebbe stato bello poterglielo raccontare. Vorrei potessero vedere i miei occhi, il mio sorriso. Vedo riflessa la mia felicità negli occhi di Claudio, e non so se potrò mai essere di nuovo così viva, così in comunione con la mia anima, e quella del mondo.
Poi il giro finisce, torniamo al motel fatiscente, ci facciamo una sauna ed andiamo a cena, ma non conta. Oggi ho vissuto il sogno della mia vita.
Ho vissuto per questo giorno.

HOKA KEY. Oggi è un buon giorno per morire "
Ti aspetterò. Torna da me.
Non c'è nulla al di fuori di lei. E' la sua fantasia a sancire i limiti ed i termini della storia.
Non c'è espiazione per Dio, nè per il romanziere.
Si risolve tutto nel tentativo.
E gli amanti sopravvivono, felici.
Ti aspetterò. Torna da me.
I Will find you.

Hope is your survival
A captive path I lead
No matter where you go
I will find you
In the place with no frontiers
No matter where you go
I will find you.
Non riesco a smettere di piangere. Per il mio corpo che non perdona. Per il mio cuore calpestato.
Per chi aspetta. Chi ama. Chi non può tornare.
Chi deve morire nel tentativo.
E sai qual'è la cosa più difficile di tutte?
Salutare la me stessa di prima, riabbracciare quella ragazzina che si era persa.
Ed ammettere di essere felice.

[ amo ]
Emozionarmi. Sognare. Credere in qualcosa. Lottare per i propri ideali. Rialzare la testa. La libertà. Avere nuovi occhi. Fotografare ogni emozione. Le foto in bianco e nero. La spiritualità dei Nativi Americani. Il suono dei violini. I vampiri. Correre a piedi nudi sulla spiaggia. Baciarsi a lungo solo con le labbra. Sfiorarsi la pelle. L’odore della pelle. Anakin Skywalker. Ballare al ritmo dei tamburi. Dipingere. Monet. I manga. I ricordi di mia nonna. I suoi insegnamenti. Una vasca piena di schiuma. Marlon Brando. I poeti. Il ghetto di Roma. I suoi racconti. La vista sui Fori. Una casa a Trastevere. La mia bottega. Scalare una roccia a mani nude. Viaggiare. Tornare a casa. Le mani sul pianoforte. Ephram Brown. Gli occhi di un ragazzo africano. La sua pelle. I colori. Le ombre. Il vento tra i capelli. Stupirmi. Guardarsi negli occhi. Dissetarsi. Dormire mano nella mano. Johnny Depp. I Forbidden love. La voce di Jonathan. Gli occhi a mandorla.[ odio ]
Il razzismo. L’indifferenza. La superficilità. L’egoismo. Chi vuole farti smettere di sognare. Le mosche e le zanzare. Chi usa le parole per ferirti. Chi fa massa. L’ignoranza. La guerra. La dittatura dell’informazione. Le definizioni. Le etichette. L’ansia. La paura di non farcela. Dimenticare suoni ed odori. La solitudine. Invecchiare. Sopravvivere. .[ emozioni su carta ]
Sylvia Plath. Ted Hughes. Friedrick Nietzche. Catullo. Giacomo Leopardi. William Shakespeare. Omero. Oscar Wilde. George Orwell. Jane Austen. Emily Brontè. J.R.R Tolkien. Agatha Christie. Abraham b. Yehousha. Romain Gary. Ian Mc Ewan. Jeanette Winterson. Arundhati Roy. Eric the Good Sailor.[ suoni nel vento ]
The Last of Mohicans soundtrack. Rent soundtrack. Leonard Cohen. Janis Joplin. Tori Amos. Bob Marley. Ben Harper. Johnny Cash. Jump, Little Children. Enation. Damien Rice. Lucio Battisti. Rino Gaetano. Franco Battiato. Luigi Tenco.[ immagini in movimento ]
L’ultimo dei Mohicani. Memento. Canone Inverso. IL Padrino. C’era un Volta in America. Star Wars. IL Signore degli Anelli. I Soliti Sospetti. I Diari della motocicletta. Giovani Carini e Disoccupati. Harry ti presento Sally. Prima dell’Alba. Edward mani di forbice. L'Amante Perduto. Complice la notte. The Dreamers. Eternal sunshine of the spotless mind. Big Fish. La città Incantata. L’attimo fuggente. Matrix (The One). Kill Bill. Gattaca. Il nemico alle porte. Moulin Rouge. Rent. Walk the line. Tutto su mia madre. Un Tram che si chiama desiderio. Notorious. Psycho. Gli Uccelli. Nodo alla Gola. Io ti Salverò. Vertigo.[ Battiti di cuore ]
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